Coldiretti Friuli Venezia Giulia News - Coldiretti Friuli Venezia Giulia http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ Tue, 14 Nov 2017 16:39:12 GMT http://www.rssboard.org/rss-specification http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ 60 La terra ospitale è risorsa per tutti «Dove posso acquistare l’olio buono?». Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli si è rivolto con questo interrogativo alle centinaia di agricoltori in Basilica ad Aquileia per la 67esima Giornata del Ringraziamento promossa e organizzata, quest’anno in Friuli Venezia Giulia, da Coldiretti e Cei. «Voi che lavorate in agricoltura e siete qui per ringraziare il Signore per il frutti di campi, vigne e oliveti dovreste sapere dove trovarlo – ha proseguito l’arcivescovo di Gorizia commentando la parabola delle dieci vergini del Vangelo secondo Matteo –: l’olio buono per le nostre lampade lo trovate nel mercato dei poveri». Un riferimento anche al messaggio che i vescovi hanno consegnato alla Chiesa, quello di rendere l’agricoltura ospitale: ai giovani, ai migranti a tutti i possibili percorsi di integrazione. «Viene indicata una nuova rotta verso relazioni più umane, perché ci sono un’armonia da rispettare e legami fraterni da costruire – le parole di La terra, casa della vita e casa comune, è affidata alla responsabilità e creatività dell’uomo perché diventi una dimora accogliente per tutti». Ma di cosa ha bisogno oggi l’agricoltura? «Ha bisogno che venga riconosciuto il valore del cibo, non una merce qualsiasi, ma il frutto del lavoro e della vita degli agricoltori – ha osservato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, ad Aquileia con la giunta nazionale –. Dentro il cibo ci sono virtù fondamentali come la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale, il rispetto delle persone. Serve dunque riconoscere a chi lavora il giusto prezzo del cibo. Ogni qual volta i consumatori scelgono il volto dell’agricoltore e il prodotto italiano, stanno dando una mano al settore economico che più può dare soddisfazione nel nostro Paese. Una speranza importante su cui si deve investire». Moncalvo, visitando al termine della benedizione degli agricoltori e delle macchine agricole, le 7 casette di legno che hanno composto il percorso del territorio (Dolomiti Magredi, Campagna pordenonese, Carnia e Tarvisiano, Collina e pianura friulana, Carso, Mare e laguna, Collio goriziano e isontino), mentre all’interno di una tensostruttura con cucina erano in degustazione – per i 1500 presenti, con la Regione rappresentata dal vicepresidente Sergio Bolzonello – i prodotti Fvg all’insegna della biodiversità, ha trovato conferma della «unicità dell’agricoltura italiana, un modello fatto di qualità, storia, legame con il territorio, ma anche di sostenibilità». «Oltre a rappresentare un momento tradizionale, la Giornata del Ringraziamento ha contribuito a valorizzare il ruolo sociale e di presidio del territorio che l’agricoltura svolge – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Fvg Dario Ermacora –. Siamo orgogliosi che la Cei abbia indicato il Fvg come sede di un evento che ci ha consentito di evidenziare concretamente la forza dell’agroalimentare». http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/la-terra-ospitale-e-risorsa-per-tutti.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=111967586 Tue, 14 Nov 2017 16:39:12 GMT SCATTA L'OBBLIGO DELL'ORIGINE IN ETICHETTA Scatta definitivamente l'obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt per impedire di spacciare come Made in Italy i prodotti ottenuti degli allevamenti stranieri. Lo rende noto la Coldiretti nell’annunciare che è scaduto il termine di 180 giorni per smaltire le scorte di confezioni con il sistema di etichettatura precedente all’entrata in vigore dal decreto Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Il consiglio ai consumatori italiani è di verificare L'obbligo di indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica - spiega la Coldiretti - al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale e sarà riconoscibile in etichetta dalle seguenti diciture: a)    "Paese di mungitura": nome del Paese nel quale è stato munto il latte; b)    "Paese di confezionamento e trasformazione": nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato. Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: "origine del latte": nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate - precisa la Coldiretti - le seguenti diciture: "latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato o trasformato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu' Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi non UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi non UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4. 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia ma anche pecore, capre e bufale possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che - sottolinea la Coldiretti – è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d`Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 50 formaggi a denominazione di origine protetta realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione. L`obbligo di indicare l`origine in etichetta - continua la Coldiretti - salva dall`omologazione l`identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni che permettono anche di sostenere la straordinaria biodiversità delle razza bovine allevate a livello nazionale. Si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l`etichetta riporti il Paese d`origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione" ha affermato  Moncalvo. Con l'etichettatura di origine si dice finalmente basta all'inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura  cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta, ha continuato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che si tratta anche di un importante segnale di cambiamento anche a livello comunitario dove occorre proseguire nella l'impegno per la trasparenza". http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/scatta-l-obbligo-dell-origine-in-etichetta.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=110744321 Tue, 17 Oct 2017 15:20:59 GMT RIAPRE IL MERCATO CONTADINO AL CIRCO MASSIMO Alla vigilia dell’inverno gli agricoltori, i pastori e gli allevatori terremotati che non hanno voluto abbandonare stalle e aziende portano i primi raccolti dopo il sisma all’ inaugurazione del nuovo mercato di Roma Capitale di Campagna Amica al Circo Massimo. L’iniziativa della Coldiretti per la riapertura dello storico mercato degli agricoltori in via San Teodoro 74 a Roma a partire dalle ore 9,30 di Venerdì 6 ottobre per un nuovo inizio all’insegna della solidarietà che non si è mai spenta tra i cittadini come dimostra l’analisi Coldiretti/Ixe’ che sarà presentata nell’occasione insieme ad un bilancio della situazione nelle campagne terremotate. Gli agricoltori delle zone danneggiate dal sisma offriranno le esclusive specialità locali della rinascita per sostenere concretamente e direttamente la ripresa economica ed occupazionale che deve procedere di pari passo con la ricostruzione nei territori colpiti come dimostrano le storie di chi con grande coraggio e dignità è rimasto a vivere e lavorare nelle campagne ferite dove la situazione è ancora difficile. La riapertura del mercato al Circo Massimo con le importanti novità è l’occasione per fare il punto sulla spesa dal contadino in Italia nel 2017 con lo studio Coldiretti/Campagna Amica nel girono della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio. Saranno presenti tra gli altri il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, Il Presidente della Coldiretti Lazio e Roma David Granieri, il Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi e rappresentanti Istituzionali, dei consumatori e delle forze economiche e sociali. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/riapre-il-mercato-contadino-al-circo-massimo.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=110227898 Thu, 05 Oct 2017 15:14:26 GMT CASTAGNO GIGANTE DI PULFERO-PEGLIANO Le dimensione è imponente: 25 metri di altezza, 9 di circonferenza. Gli anni sono dunque tantissimi: siamo attorno ai 400. È il castagno di Pegliano, estrema frazione del comune di Pulfero. Dopo la prima dell’anno scorso, il 6-7-8 ottobre andrà in scena la seconda festa in onore di questo imponente albero del 1600, uno dei più vecchi d’Europa, «un simbolo nell’ambito del progetto per il recupero delle piante secolari», fa sapere Mauro Pierigh, presidente della sezione Coldiretti di Pulfero e dell’associazione culturale Tarcetta. Il programma del fine settimana si aprirà venerdì 6 ottobre con le scuole del territorio in visita al castagno e proseguirà sabato 7, a partire dalle 17 nella sala consiliare di Pulfero, con il convegno “La castanicoltura nella Valli del Natisone, sviluppi e prospettive". Per Coldiretti è previsto l’intervento del presidente regionale Dario Ermacora, parteciperanno anche esperti dell’Università di Torino ("Ricerca su varietà autoctone e analisi dna per certificazione varietale") e dell’Ersa ("Il processo di rilancio della castanicoltura in Friuli Venezia Giulia"), con conclusione dei lavori affidata all’assessore regionale per le Politiche agricole Cristiano Shaurli. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/castagno-gigante-di-pulfero-pegliano.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=110127655 Tue, 03 Oct 2017 16:39:48 GMT CETA: RINVIO È VITTORIA DI COMUNI, REGIONI E CONSORZI Il rinvio è il primo risultato di una rivolta popolare contro un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia che ci ha visti protagonisti su tutto il territorio nazionale dove hanno già espresso contrarietà 14 regioni, 1973 comuni e 69 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in riferimento alla scelta doverosa di far slittare in Senato la ratifica del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) sotto il pressing di un'inedita ed importante alleanza tra diverse organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima - denuncia la Coldiretti - in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy piu’ prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma - sottolinea la Coldiretti - è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il Ceta – denuncia la Coldiretti – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E pesa anche - conclude la Coldiretti - l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ceta-rinvio-e-vittoria-di-comuni-regioni-e-consorzi-.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=109915714 Thu, 28 Sep 2017 11:18:27 GMT COLDIRETTI FVG CON 280 SOCI A MILANO AL VILLAGGIO DEGLI AGRICOLTORI Anche Coldiretti Fvg partecipa alla tre giorni del Villaggio degli agricoltori della Federazione, un’inedita esperienza di vita rurale in centro a Milano e un’occasione per gustare il buon cibo italiano. Una delegazione di 280 soci, assieme e presidenti e direttori delle quattro province, partirà all’alba di venerdì per essere presente alle 9.30 all’inaugurazione della più grande fattoria mai aperta in città, da piazza del Cannone a piazza Castello, con il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, il presidente  di Federalimentare Luigi Scordamaglia e migliaia di agricoltori, i protagonisti di questa iniziativa #stoconicontadini. Nelle vetrine delle eccellenze il Fvg esporrà per la categoria “prodotti perfetti” les frices, patate coionaries, Picolit e prosciutto di Sauris, mentre per la “superfood” ci saranno pitina, cipolla rossa di Cavasso e Rosa di Gorizia. «Una occasione unica per vivere un giorno da agricoltori negli orti, sui trattori o nella stalla con gli animali – sottolinea il presidente di Coldiretti Fvg Dario Ermacora –, con la possibilità di assaggiare menu contadini al cento per cento, oltre che di fare la spesa a chilometri zero con le specialità del territorio nel mercato di Campagna Amica. Un buon modo per ribadire l’urgenza della tutela del made in Italy, insidiato da accordi internazionali assolutamente da respingere come il Ceta con il Canada». http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/coldiretti-fvg-con-280-soci-a-milano-al-villaggio-degli-agricoltori.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=109915652 Thu, 28 Sep 2017 11:16:02 GMT LA GRANDE BELLEZZA DELLE CAMPAGNE ITALIANE al Villaggio degli agricoltori Coldiretti Per la prima volta la grande bellezza delle mille campagne italiane conquista la città con l’appuntamento al centro storico della metropoli finanziaria del Paese nel Villaggio degli agricoltori della Coldiretti che sarà inaugurato alle ore 9,30 del 29 settembre a Milano, da Piazza del Cannone a Piazza Castello, tra gli altri, con il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e migliaia di agricoltori insieme al presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. L’unico posto al mondo dove per l’intero week end tutti possono vivere per una volta l’ esperienza da gourmet con il miglior cibo italiano a soli 5 euro per tutti i menu preparati dagli agrichef con i sapori antichi della tradizione, dalla pasta di grano Senatore Cappelli al riso Vialone nano, senza dimenticare l’innovazione con la carne 100% italiana servita nelle bracerie e la pizza autenticamente tricolore, dalla farina all’olio, dal pomodoro alla mozzarella ma anche lo street food green, dal gelato di latte d’asina al pesce azzurro al cartoccio. Spazio anche alla solidarietà per salvare le specialità delle aree terremotate che saranno offerte dagli agricoltori colpiti dal sisma e alla spesa a chilometri zero con le specialità del territorio nel mercato contadino. #STOCOICONTADINI è anche una occasione unica per conoscere il primato della biodiversità della Fattoria italiana, dalla capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo all’asino romagnolo sopravvissuto all’estinzione nell’ultima guerra, dal maiale di Cinta senese dalla curioso fascia bianca sul manto scuro alla pecora Bergamasca che è la piu’ grande al mondo“, dalla capra camosciata delle Alpi alla mucca Varzese giunta in Italia con i barbari e che è oggi ridotta a poche decine di esemplari e a molte altre razze insieme a cavalli, oche, anatre, conigli e galline che animano la campagna italiana. Ma ci sono anche i primati green del Made in Italy con i superfood della tradizione nostrana, i cibi piu’ colorati, quelli piu’ antichi, i piu’ rari, i piu’ eroici, i piu’ “volgari”, i piu “puzzolenti” e le new entry arrivate in Italia per effetto dei cambiamenti climatici che fanno del Belpaese una realtà unica nel mondo. Agriasilo dove i bambini possono imparare a mungere gli animali e a pigiare l’uva, lezioni nell’area orti, giardini e fiori con il tutor, lo spazio dell’economia domestica e dell’agricosmetica con i frutti della terra e quello sportivo in collaborazione con il Coni ma anche i trattori storici e quelli dell’ultima generazione e il villaggio delle idee con i giovani dell’Università di Pollenzo che animeranno l’intera area per tutti i tre giorni. Saranno presenti esponenti Istituzionali, rappresentanti della società civile, studiosi, sportivi ed artisti che discuteranno su esclusivi studi e ricerche elaborate per l’occasione dalla Coldiretti su “La grande bellezza delle mille campagne italiane” che per la prima volta fotografa nel 2017 “La svolta degli italiani a tavola” e “La rivoluzione verde che ha cambiato l’Italia”, l’unico Paese al mondo che puo’ vantare primati che vanno dalla qualita’ alla diversita’ alimentare, dalle tradizioni culinarie antiche ai paesaggi agricoli unici fino al turismo enogastronomico. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/la-grande-bellezza-delle-campagne-italiane-al-villaggio-degli-agricoltori-coldiretti.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=109580900 Mon, 18 Sep 2017 13:18:49 GMT Coldiretti Fvg sul caso Ogm: «Sentenza Ue superata dalla nuova legislazione» In merito alla sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea in materia di Ogm, Coldiretti Fvg, in linea con la posizione nazionale, sottolinea come il caso sollevato nel 2014 dall’agricoltore friulano Fidenato si riferisce a un quadro normativo superato dalla legislazione vigente. Il nostro Paese, precisa il presidente regionale di Coldiretti Dario Ermacora, si colloca infatti tra i tanti Stati membri dell’Ue che hanno vietato la semina di Ogm sulla base della direttiva comunitaria approvata nel 2015. «La nostra perdurante contrarietà alle coltivazioni Ogm – sottolinea Ermacora –, come rileva il nostro presidente nazionale Roberto Moncalvo, è legata a questioni di sicurezza ambientale, ma soprattutto al fatto che esse perseguono un modello di sviluppo che è alleato dell'omologazione e va in direzione opposta alla tutela e alla valorizzazione del made in Italy». L’agricoltura italiana – ricorda inoltre Coldiretti nazionale – è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione – conclude la Coldiretti – di non coltivare organismi geneticamente modificati, come avviene peraltro in 23 Paesi sui 28 dell’Unione Europea. Un’indagine Coldirettyi/ixé divulgata proprio in occasione della sentenza della Corte di giustizia europea, conferma tra l’altro il “no” di quasi 8 italiani su 10 (76%) al biotech nei campi. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/coldiretti-fvg-sul-caso-ogm-sentenza-ue-superata-dalla-nuova-legislazione-.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=109440147 Wed, 13 Sep 2017 16:45:27 GMT Gli Oscar Green dell’agricoltura giovane Fvg Dal vino per la pace all’olivello spinoso, dai trasformati delle uova al labirinto del mais, dalla start up innovativa alla filiera del Medio Friuli. Angela Bortoluzzi della Borgo Tintor di Gradisca per la categoria “Impresa 2.Terra”. Riccardo Vanone della Rodaro Caterina di Premariacco per “Crea”. Sebastiano Pascolo della Pascolo Sergio di Basiliano per “Campagna Amica”. Fabio Tosoratti della Tosoratti Claudio e Candussio Pia di Bagnaria Arsa per “We Green”. La startup Soplaya di Udine per “Fare Rete”. Il distretto economia solidale-Pan e Farine dal Friul di Miec di Mereto di Tomba per “Agri You”. Sono i 6 vincitori dell’undicesima edizione di Oscar Green, l’iniziativa dedicata ai giovani agricoltori capaci di produrre il buono e il bello del territorio regionale, sulla strada dell’ecosostenibile e al passo con il progresso tecnologico. Anche quest’anno il concorso promosso da Coldiretti Giovani Impresa, patrocinato dal ministero Politiche agricole, ha premiato l’innovazione, valorizzato i progetti dei giovani imprenditori agricoli (ma non solo) e promosso l’agricoltura di qualità. Le premiazioni dei progetti Fvg si sono tenute nella sala convegni di Villa Manin di Passariano, in occasione dell’incontro intergenerazionale “Dalle radici ai germogli-L’impresa familiare agricola linfa per la società” che ha visto giovani, donne e senior di Coldiretti coinvolti in una riflessione sull’importanza delle relazioni tra generazioni nel successo dell’impresa familiare agricola.   «Oscar Green – commenta il presidente di Coldiretti regionale Dario Ermacora – ci ha consentito una volta ancora di dare una spinta virtuosa alla storia produttiva del nostro settore, con benefici effetti per le comunità. Lo hanno assicurato le categorie in concorso: Impresa 2.Terra, rivolta a progetti che valorizzano nuovi percorsi tecnologici e di comunicazione; Campagna Amica, per la valorizzazione del Made in Italy; We Green, aperta a progetti di sostenibilità ambientale; Fare Rete, rivolta ai progetti di partnership che coniugano agricoltura e tecnologia, artigianato tradizionale e mondo digitale, fino agli ambiti del turismo, del design e della ricerca accademica; Agri-You, che sposa il concetto di agricoltura sociale; Crea, che premia creatività e innovazione sia di prodotto che di metodo». I progetti premiati Impresa 2.Terra Categoria per progetti che valorizzano nuovi percorsi tecnologici e di comunicazione. Dedicata alle giovani aziende agroalimentari che hanno creato una cultura d’impresa esemplare, riuscendo a incanalare creatività, originalità e abilità progettuale per lo sviluppo e la crescita dell’agricoltura italiana, coniugando tradizione e innovazione. Angela Bortoluzzi, 35 anni, dell’Az. Agr. Borgo Tintor di Gradisca D’Isonzo (Go) Diciottodieci è il vino per la pace che ogni anno l’azienda vitivinicola Bortoluzzi Wines realizza in edizione limitata a scopo promozionale o per beneficienza. Si tratta di una iniziativa che abbina il vino ad etichette a tiratura limitata realizzate da pittori dell'aerea mitteleuropea dei paesi coinvolti nel conflitto della prima guerra mondiale. L'obiettivo di Diciottodieci è quello di ricordare la terza battaglia dell'Isonzo tra Italiani ed austriaci combattuta tra il 18 ottobre ed il 4 novembre 1915, che vide migliaia di caduti: il vino diventa così messaggero di pace. Crea Dedicata a progetti che si distinguono per creatività e innovazione sia di prodotto che di metodo. La crisi economica e la concorrenza sempre più agguerrita generata da una maggiore apertura dei mercati ha reso necessario puntare su prodotti e processi innovativi in grado di aiutare l’azienda a produrre meglio, in modo più efficiente venendo incontro ad una domanda di mercato sempre più variegata ed eterogenea. Crea premia quelle imprese per cui l’imperativo è innovarsi e diversificare. Riccardo Vanone, 36 anni, dell’Az. Agr. Rodaro Caterina di Premariacco (Ud) Ereditare l’azienda agricola di famiglia e trasformarla radicalmente per reinventare il proprio futuro. Questa la convinzione di Riccardo che ha sostituito i seminativi tradizionali con la coltura dell’olivello spinoso. Un prodotto innovativo che, raccolto in rami, viene congelato per estrarre le bacche, ricchissime di vitamine e proprietà antiossidanti, che vengono poi spedite in Germania per l’utilizzo in campo farmaceutico e della cosmesi. La continua voglia di reinventarsi non ferma Riccardo che sta già studiando anche le tecniche per la produzione della birra aromatizzata all’olivello spinoso. Campagna Amica Categoria dove la parola chiave è capacità di valorizzare i prodotti Made in Italy attraverso il rapporto tra impresa e consumatori. Dedicata ai progetti che danno lustro ai prodotti italiani su scala locale, nazionale e mondiale rispondendo alle esigenze dei consumatori in termini di sicurezza alimentare, qualità, comodità d’uso e tutela ambientale. Sebastiano Pascolo, 25 anni, dell’Az. Agr. Pascolo Sergio di Basiliano (Ud) Primi e unici in Italia a ideare e produrre frittate precotte confezionate e uova sgusciate pastorizzate a freddo (max mantenimento qualità dell’uovo fresco). L’allevamento di galline ovaiole alta qualità certificate bio, puntando su sperimentazione, innovazione di processo e di prodotto, è oggi la prima realtà italiana pronta a mettere sul mercato i trasformati dalle proprie uova in risposta a mirate esigenze di mercato, questo grazie all’ingresso del giovane Sebastiano e alla collaborazione con staff di esperti. Studiato apposito packaging e pianificato una puntuale campagna di marketing digitale. We Green Categoria che premia i progetti che promuovono un modello di sviluppo sostenibile, dove il ruolo dell’imprenditore diventa fondamentale per lo sviluppo della comunità e del territorio: nascono imprese più umane, dove l’agricoltura diventa un mezzo fondamentale per il benessere generale. Fabio Tosoratti, 26 anni, dell’Az. Agr. Tosoratti Claudio e Candussio Pia di Bagnaria Arsa (Ud) Adulti, bambini, giovani curiosi vanno in fattoria didattica La Selce per un giro diurno/notturno nel labirinto nel mais: 2014 primo esperimento con ricamato nel mais un nome, 2015 riprodotta nel granoturco la forma stellata della città di Palmanova, 2016 realizzato un labirinto a forma di Friuli. Da progetto cartaceo fatto con calcoli matematici, percorso in campo realizzato in scala a mano, sfalciando il mais secondo punti definiti da precise coordinate. 2 km di sentieri per una vera carta geografica del Friuli con le 4 province e inserimento in percorso di località/zone d’interesse storico/turistico. Pronto ad essere inaugurato proprio in questi giorni il nuovo labirinto: la creazione 2017 disegna un percorso, con livelli di difficoltà crescente, tra elementi caratteristici dell’attività de La Selce. Fare Rete Categoria che si rivolge a progetti che rispondono alla parola d’ordine “partnership”. Prende in considerazione modelli di imprese, cooperative, consorzi agrari, società agricole e start up, capaci di creare reti sinergiche in grado di massimizzare i vantaggi delle aziende agroalimentari e del consumatore finale. Si tratta di progetti promossi nell’ambito di partenariati variegati, che coniugano agricoltura e tecnologica così come artigianato tradizionale e mondo digitale, arrivando fino agli ambiti del turismo, del design e di ricerca accademica. Soplaya di Udine (Mauro Germani - 25 anni, Gian Carlo Cesarin - 26 anni, Ivan Litsvinenka – 30 anni, Davide Marchesi – 30 anni, Valentina Giordano – 27 anni) Produttori agricoli, chef e agrichef, mense scolastiche e agriturismi in rete grazie a Soplaya: la start up innovativa che ha creato un mercato digitale per far arrivare giornalmente nelle cucine ingredienti stagionali, a km zero e di qualità. Cuochi e agrichef fanno la spesa su tablet e smartphone attraverso l’app: l'approvvigionamento è semplice e veloce. I produttori vendono al giusto prezzo, possono contare su pianificazione e gestione delle produzioni e su un’efficiente logistica per consegna della spesa. Sinergia con Coldiretti per offrire l'opportunità alle aziende di Campagna Amica. Agri You Categoria per i progetti che sposano il concetto di agricoltura sociale, ovvero volti a rispondere a bisogni della persona e della collettività grazie alla capacità di trasformare idee innovative in servizi e prodotti destinati a soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e sociale. D.E.S. Distretto economia solidale-Pan e Farine dal Friul di Miec di Mereto di Tomba (Ud) Quattro comuni (Mereto di Tomba, Basiliano, Flaibano e Sedegliano) collaborano per lo sviluppo di un nuovo modello agroalimentare per il territorio: il progetto “Pan e farine dal Friûl di mieç” per creare una filiera locale, sostenibile, inclusiva di farina di grano e derivati, volto alla costituzione del Distretto di Economia Solidale del Medio Friuli. Soggetti coinvolti: agricoltori, centri di stoccaggio, mugnai, panettieri, singoli cittadini/consumatori, rivenditori, municipalità locali. Progetto di solidarietà sociale per chi produce e chi acquista/consuma, per lo sviluppo del territorio, per salvaguardare la dignità del lavoro, la vita sociale di comunità e ambiente. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/gli-oscar-green-dell-agricoltura-giovane-fvg.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=107493014 Thu, 13 Jul 2017 15:23:41 GMT SAN DANIELE A RISCHIO PIRATERIA. ANCHE COLDIRETTI FVG A ROMA A #STOPCETA Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti, che parla di un «precedente disastroso» in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere oggi Roma, piazza Montecitorio davanti al Parlamento, dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un accordo che colpisce anche il più famoso prodotto friulano, il San Daniele, e il formaggio italiano più esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un'inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – sottolinea anche la Coldiretti Fvg, presente a Roma con il presidente regionale Dario Ermacora, il direttore regionale Danilo Merz, presidenti, direttori, una delegazione di giovani e soci delle federazioni provinciali – è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Per denunciare il pericoloso “cavallo di troia” è stato esposto per la prima volta su un banco della Coldiretti il “maxipacco” dono del falso Made in Italy con le imitazioni delle specialità più prestigiose, dai formaggi ai salumi, realizzate in Canada e che il paese nordamericano sarà di fatto autorizzato a produrre e vendere ai consumatori di tutto il mondo con la ratifica del trattato. Nel cesto della Coldiretti tra i vari prodotti ci sono Asiago, Romano, Montasio, pecorino friulano, romanello, scamorze, Crotonese, Fontina, provoloncino friulano salami, cacciatore salami, veneto salami, mortadella Italia salami, prosciuttino Italia salami, soppressata salami Italia, Siciliano italian style salami, Toscano italian style salami, Napoli italian style salami e San Daniele prosciutto, tutti rigorosamente prodotti in Canada. Ma nessun limite è previsto nell’accordo neppure per i wine kit che promettono di produrre in poche settimane le etichette più prestigiose dei vini italiani, dal Chianti al Valpolicella, dal Barolo al Verdicchio che il Canada produce ed esporta in grandi quantità in tutto il mondo. Casi eclatanti di sfruttamento delle denominazioni per prodotti che nulla hanno a che fare con quelli originali, di cui rappresentano di fatto delle caricature come il Romano che scimmiotta il pecorino romano ma è fatto con latte di mucca invece che con quello di pecora. Secondo il dossier della Coldiretti, ben 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Ue non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese. Peraltro il trattato dà il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) mentre per alcuni prodotti (asiago, fontina e gorgonzola) è consentito in Canada l’uso degli stessi termini accompagnato con “genere”, “tipo”, “stile”, e da una indicazione visibile e leggibile dell’origine del prodotto. Ma se sono stati immessi sul mercato prima del 18/10/2013 possono essere addirittura commercializzati senza alcuna indicazione. La tutela delle indicazioni geografiche riconosciute – rileva Coldiretti – non impedisce l’uso in Canada di indicazioni analoghe per coloro che abbiano già registrato o usato commercialmente tale indicazione (sono compresi nell’eccezione formaggi, carni fresche e congelate e carni stagionate). In sostanza si potrà continuare a produrre e vendere “prosciutto di Parma” canadesi in coesistenza con quello Dop ma anche “Daniele Prosciutto” locale. È anche riconosciuta la possibilità di utilizzare parti di una denominazione di una varietà vegetale o di una razza animale (come ad esempio la chianina). «La presunzione canadese di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori», afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «si rischia di avere un effetto valanga sui mercati internazionali dove invece Italia e Ue hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo». Di fronte a un simile scenario, non resta che auspicare la mancata ratifica dell’intesa, aggiunge Ermacora: «I marchi delle nostre eccellenze hanno conquistato un vasto mercato e una larga diffusione senza alcuna necessità di Ceta o Ttip. Gli Stati Ue hanno l’occasione di dimostrare di tenere più alla salute dei cittadini che non alle esigenze delle multinazionali. Nell’attesa, Coldiretti non lascerà nulla di intentato per convincere i 28 europarlamentari italiani che hanno votato a favore dell’accordo a un opportuno cambio di direzione. La mobilitazione serve intanto a informare rappresentanti istituzionali, associati, cittadini-consumatori sui rischi concreti che il provvedimento porta con sé». http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/san-daniele-a-rischio-pirateria-anche-coldiretti-fvg-a-roma-a-stopceta.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=107217003 Wed, 05 Jul 2017 10:39:41 GMT MERCOLEDI' 5 LUGLIO, ORE 9.30 A ROMA - CETA: MIGLIAIA DI AGRICOLTORI IN PIAZZA MONTECITORIO Per fermare il trattato di libero scambio con il Canada (CETA) che per la prima volta nella storia dell’Unione accorda a livello internazionale esplicitamente il via libera alle imitazioni dei prodotti italiani piu’ tipici che saranno smascherati nell’occasione ma che spalanca anche le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero, migliaia di agricoltori da tutte le regioni lasciano le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato #stopCETA. L’iniziativa è della Coldiretti insieme ad un'inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che si sono date appuntamento mercoledì 5 luglio alle ore 9,30 in Piazza Montecitorio a Roma dove sono attesi rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile. Sarà divulgato il Dossier Coldiretti sull’impatto del trattato sull’agroalimentare italiano ed esposto per la prima volta il “pacco” con le imitazioni delle specialità nazionali piu’ prestigiose, dai formaggi ai salumi, realizzate in Canada che sarà legittimato a produrre e vendere ai consumatori di tutto il mondo con la ratifica de trattato. Non mancheranno azioni provocatorie a difesa del Made in Italy gravemente minacciato. Sarà presente il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo COLDIRETTI - 335 8245417 - 06 4682487 - relazioniesterne@coldiretti.it - www.coldiretti.it http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/mercoledi-5-luglio-ore-9-30-a-roma-ceta-migliaia-di-agricoltori-in-piazza-montecitorio.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=107152571 Mon, 03 Jul 2017 11:23:36 GMT "SEMAFORI" IN ETICHETTA: TUTTI I PERCHE' DI UN SECCO NO Negli ultimi mesi, il tema dei “semafori” in etichetta è tornato alla ribalta delle cronache nazionali, registrando la posizione nettamente contraria non solo di Coldiretti, ma anche del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e di importanti associazioni di produttori e consumatori. La levata di proteste, a tutela della produzione agroalimentare italiana, è ripresa con forza in risposta ad una sequenza di importanti eventi: il recente via libera della Commissione Europea alla Gran Bretagna per l’uso del sistema “a semaforo”;  la decisione della Francia di adottare sul proprio territorio un metodo “cromatico” alla stregua di quello inglese; l’insolita appoggio di alcuni colossi internazionali (tra cui Coca Cola, Pepsi Co, Nestlè ) all’introduzione dell’etichetta “semaforo” sui tutto il territorio europeo. Il primo sistema di etichette “a semaforo” è stato sviluppato e testato in Inghilterra in più catene di grande distribuzione, sui pasti pronti da loro prodotti: l’adozione, su base volontaria, era supportata dal ministero della Salute, spinto dalla necessità di far fronte all’incremento di casi di obesità e patologie correlate.   Nel 2013 il ministero britannico decide di fare proprio questo metodo e di promuoverlo verso tutti i produttori, pur mantenendo (nel rispetto della normativa vigente) la caratteristica volontarietà e di dato  aggiuntiva: di fatto il 98% della grande distribuzione accetta e inizia ad applicarlo. Il sistema britannico “a semaforo” prevede la categorizzazione degli alimenti in base al tenore di grassi e grassi saturi, zuccheri e sale su 100 g di prodotto: il colore rosso viene applicato quando si hanno concentrazioni elevate degli elementi citati, l’arancione per valori intermedi, il verde per quelli considerati bassi o limitati (vedasi tabella 1 - “Food Shopping Card).   Si tratta, quindi, di un metodo particolarmente semplice da applicare da parte delle imprese alimentari, così semplice da offrire anche a noi consumatori di provare a fare qualche calcolo. Confrontiamo, ad esempio, il latte intero con la più famosa bevanda gasata nella sua variante “classica” e la variante light, come dovessimo scegliere una buona merenda per un bambino (tabella 2 - sono applicati i colori del metodo). Se ci fermassimo ai soli “colori”, saremmo sicuramente portati a scegliere una bibita gassata light, con tanto di aromi artificiali e dolcificanti sintetici, al posto di un alimento come il latte, che apporta proteine nobili e vitamine. La situazione peggiora notevolmente se confrontiamo il formaggio Montasio con le classiche patatine fritte in sacchetto. In questo caso saremmo portati a pensare che i due prodotti siano nutrizionalmente identici, pessimi allo stesso modo, avendo entrambi il “bollino rosso” per grassi e arancione per il sale. È evidente però che, pur essendo un sistema rapido e intuitivo, l’aggettivo più adatto non è “semplice”, ma “semplicistico” e fuorviante. Il sistema francese, noto con il nome NUTRI-SCORE, è stato prescelto tra diversi sistemi testati per diversi mesi, per scelta dell’Autorità competente. Si applica, sempre su base volontaria, solo sugli alimenti trasformati, dato che nasce soprattutto per informare il consumatore sui pasti pronti, snack e simili. È un metodo decisamente più complesso di quello inglese, basato su un algoritmo di non facile applicazione, che considera sia i componenti giudicati “cattivi” (valore energetico, grassi saturi, zuccheri, sodio), che quelli “positivi” (fibra, proteine, contenuto in frutta e verdura e frutta a guscio). Si ottiene una classificazione degli alimenti in una scala cromatica associata a delle lettere (5 colori, dal verde scuro (migliore-classe A) al rosso intenso (peggiore-classe E) (Tabella 2). Poiché il metodo è complesso, e si necessita di informazioni dettagliate sulla composizione in percentuali di ingredienti non sempre reperibili in rete (ma di certo in etichetta), non siamo in grado di offrire confronti. Riportiamo però che alcuni studi di professionisti o giornalisti di settore hanno proposto alcuni calcoli che bollano con il colore arancione praticamente tutti i formaggi italiani più consumati. La Francia ha presentato il decreto alla Commissione il 24 aprile scorso. Da questa data scattano i 90 giorni di silenzio assenso, dopo il quale il decreto potrà divenire definitivo. Ecco perché i tempi per far sentire le proprie ragioni sono davvero stretti. La terza novità, come anticipato, è che alcune grandi multinazionali hanno esplicitato la loro disponibilità all’applicazione in tutta Europa di una etichettatura “a semaforo”, chiaramente di tipo inglese. Dove sta il trucco, visto che da sempre gli inglesi sono i principali imputati per l’introduzione di cibo spazzatura? I tecnici del settore, anche quelli più favorevoli, protendono per due ipotesi, entrambe temibili. Da una parte la facilità delle grandi imprese di manipolare le ricette, sostituendo alcuni ingredienti con altri più sfuggevoli, basti pensare alla sostituzione dello zucchero con dolcificanti sintetici. Dall’altra, come sostenuto anche dalle associazioni di consumatori, la possibilità di valutare non i contenuti per 100 grammi, ma per porzione proposta. Evidente che ciò consentirebbe di ottenere il bollino verde. Salvo poi spiegare al ragazzino che la dose consigliata di bibita gassata, venduta in lattina da 33 cl, non è l’intera lattina ma solo 100 cl… Ci permettiamo alcune considerazioni: questi sistemi a colori sono ammessi dalla normativa europea solo come informazioni aggiuntive, ma mai sostitutive della dichiarazione disponibile in etichetta. Pertanto, anche nella malaugurata ipotesi di una adozione volontaria in tutta Europa, non ci toglierà il diritto di una informazione dettagliata e completa. In secondo luogo preme ricordare che l’etichetta degli alimenti, per quanto giudicata complessa, ci consente di conoscere tutti gli aspetti del bene, primi tra tutti gli ingredienti veri (leggasi materie prime), e le sostanze aggiunte, come additivi, coadiuvanti e coloranti. Sarebbe per lo meno omissivo affidare a un semplificazione cromatica la giusta conoscenza e coscienza per una scelta consapevole. Sistema inglese (tabella 1) Sistema francese (tabella 2) Tabella Latte/bibita gassata   Zuccheri   Grassi totali   Grassi saturi   sale   Latte fresco intero pastorizzato   4,8   3,6   2,4   0,05   Bevanda gassata “classica”   10,6   0   0   0   Bevanda gassata variante “light”   0,03   0   0   0     Tabella Montasio/Patatine   Zuccheri   Grassi totali   Grassi saturi   sale   Formaggio Montasio   0,5   30   20   1   Patatine fritte   0,9   27   10,6   1,3   http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/-semafori-in-etichetta-tutti-i-perche-di-un-secco-no.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=106954555 Tue, 27 Jun 2017 16:41:07 GMT FATTORIE SOCIALI: ARRIVA L'ESENZIONE IVA, SUCCESSO DI COLDIRETTI È da alcuni anni che varie aziende della regione hanno intrapreso il percorso di “agricoltura sociale” rivolto a «creare le condizioni, all’interno dell’azienda agricola, che consentano a persone con esigenze specifiche di prendere parte alle attività quotidiane di una fattoria, al fine di assicurare lo sviluppo e la realizzazione individuale e di migliorare il loro benessere». Tutta la materia è stata regolamentata a livello nazionale con la legge 141 del 2015 che ha stabilito che le aziende agricole possono svolge in questo ambito le seguenti attività: ·         di inserimento socio-lavorativo di persone disabili, lavoratori svantaggiati, nonché minori, in età lavorativa, inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale; ·         prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali ai fini della promozione e realizzazione di azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana; ·         prestazioni a supporto e in affiancamento a terapie mediche, psicologiche e riabilitative, a scopo terapeutico, esercitate sfruttando animali e la coltivazione delle piante; ·         progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia delle biodiversità e alla conoscenza del territorio, utilizzando le fattorie sociali e quelle didattiche. Un problema che subito si è posto è il trattamento Iva di queste prestazioni. Si è deciso, malgrado la carenza di legislazione in proposito, di considerare queste prestazioni esenti da Iva in analogia alle prestazioni delle fattorie didattiche. Ma per rendere questo comportamento “legittimo” è stato deciso di presentare interpello all’Agenzia delle Entrate: con il supporto fondamentale della Confederazione Nazionale è stato presentazione interpello alla Direzione Regionale di Trieste il 22 dicembre 2016. È del 14 giugno la risposta della Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate che condivide la soluzione adottata d esprime l’avviso che il trattamento applicabile alle operazioni svolte dalle fattorie sociali sia quello dell’esenzione Iva. Tale interpello darà certezza a tutte le aziende agricole che intraprendono la strada dell’agricoltura sociale ed è stata ottenuta grazie alle competenze e al lavoro di squadra della Coldiretti. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/fattorie-sociali-arriva-l-esenzione-iva-successo-di-coldiretti.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=106954350 Tue, 27 Jun 2017 16:32:39 GMT VIA LIBERA AL PIANO REGIONALE PER L'ERADICAZIONE DELLA NUTRIA   Attraverso la modifica recata all’articolo 2, comma 2 della legge 157/1992[1] (cd. Legge quadro per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) attuata dal decreto legge 91/2014, il legislatore statale ha riconosciuto la nocività della nutria, ha espunto tale specie animale dal novero dagli esemplari di fauna selvatica e ne ha consentito il prelievo mirato al contenimento, fino alla completa eradicazione. L’atteso intervento normativo ha inteso porre rimedio ai noti ed ingenti danni che tale specie ha, fin dalla sua comparsa nel territorio italiano, recato alle produzioni agricole, all’assetto idrogeologico ma anche alle popolazioni animali autoctone: poste di danno alle quali si debbono sommare gli esborsi di denaro corrisposti dalla nostra Regione a titolo di indennizzo in virtù della legge regionale 6/2008[2]. La mutata cornice normativa statale ha dunque consentito ai Consigli regionali di apprestare le misure atte a contenere ed eradicare la specie, in primis attraverso la delineazione di un piano programmatico, tendenzialmente di durata triennale, finalizzato allo studio della consistenza della popolazione animale sul territorio, alla stima del relativo impatto, all’individuazione delle tipologie di interventi per il relativo contrasto, fino alla definizione delle modalità di coinvolgimento degli enti locali. Come fecero talune altre Regioni[3], anche il legislatore Fvg è intervenuto in materia e ha approvato, nella seduta consiliare dello scorso 31 maggio la legge “Misure per il contenimento finalizzato all’eradicazione della nutria (Myocastor coypus)”. Tale provvedimento è la risultante di un acceso dibattito svoltosi in sede politica, e che ha visto contrapposti due distinti testi, la proposta di legge 140 avanzata dagli esponenti di un gruppo consiliare nella primavera del 2016, ed il disegno di legge 221, presentato dall’esecutivo regionale all’inizio dello scorso mese di maggio. Il testo preso a canovaccio per i lavori consiliari, il suindicato ddl, limitava tuttavia il novero dei soggetti autorizzati ad abbattere gli esemplari di nutria, non contemplandovi, per quel che ci interessa, gli operatori del settore primario. In sede di audizioni consiliari, la Federazione regionale della Coldiretti ha rappresentato fermamente la necessità che venisse garantito anche agli attori del comparto agricolo, proprietari o conduttori di fondi, la possibilità di procedere, se non al diretto abbattimento degli animali infestanti, quantomeno al posizionamento delle trappole atte a catturarli. Una misura ritenuta indispensabile tanto per salvaguardare le produzioni agricole quanto per contenere l’accesso ai fondi da parte dei soggetti terzi, che il Piano regionale individuerà come deputati alla raccolta delle carcasse per l’avvio allo smaltimento. Con viva soddisfazione Coldiretti ha constatato l’approvazione della richiesta emendativa pertanto, non appena la legge diverrà operativa a seguito dell’adozione del Piano, anche i proprietari ed i conduttori di fondi agricoli potranno, se in possesso di licenza per l’esercizio dell’attività venatoria, all’interno del perimetro delle loro proprietà e muniti di giubbotto di riconoscimento, abbattere le nutrie con le armi comuni da sparto di cui all’art. 2 L. 110/1985; se privi della licenza venatoria potranno nondimeno procedere al trappolaggio degli animali. La partecipazione ai suddetti lavori consiliari ha rappresentato altresì l’occasione per Coldiretti per sollecitare un analogo intervento del legislatore regionale rivolto anche nei confronti di altre specie animali, parimenti dannose, come i cinghiali, i cervidi ed i corvidi. [1] L’art. 2, co. 2 L. 157/1992 prevede: “Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle nutrie, alle arvicole. In ogni caso, per le specie alloctone, comprese quelle di cui al periodo precedente, con esclusione delle specie individuate dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 19 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2015, la gestione è finalizzata all'eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni; gli interventi di controllo o eradicazione sono realizzati come disposto dall'articolo 19”. [2] La L.R. 6/2008 ha ad oggetto “Disposizioni per la programmazione faunistica e per l’esercizio dell’attività venatoria”. [3] Il riferimento corre alla L.R. del Veneto, n. 15/2016 ed alla L.R. della Lombardia, n. 32/2014. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/via-libera-al-piano-regionale-per-l-eradicazione-della-nutria.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=106954157 Tue, 27 Jun 2017 16:27:00 GMT VITICOLTURA SOSTENIBILE SI Da qualche settimana tra i produttori del Triveneto è in atto un acceso dibattito sulla “sostenibilità” della vitivinicoltura. Tutto parte da una puntata di Report (RAI 3) del 14 novembre 2016 che ha presentato il “sistema” Prosecco come la principale causa di inquinamento e sviluppo di patologie più o meno gravi tra gli abitanti delle colline del trevigiano. L’inchiesta è stata a senso unico e non ha lasciato grande spazio ad approfondimenti e controdeduzioni. La più grande denominazione di origine italiana, l’unica che negli anni della grande crisi non ha smesso di macinare record di crescita, è stata presentata all’opinione pubblica come nemica dell’ambiente. E poiché il Prosecco è una Doc interregionale, la polemica si allarga anche ai territori contermini, compreso il Friuli Venezia Giulia. Il Consorzio di tutela della Doc Prosecco è comprensibilmente preoccupato dei danni di immagine e cerca un modo per non perdere il consenso che è riuscito a costruire presso i consumatori. Così – con l’intento di rispondere all’attacco mediatico – nell’assemblea del 4 aprile è stata presentata ai soci una proposta di modifica del disciplinare di produzione con la quale si metterebbero al bando un erbicida e due anticrittogamici tra i più utilizzati in vigneto. Nonostante gli interventi contrari di alcuni produttori (anche friulani) la proposta è stata approvata a larghissima maggioranza grazie ai voti delle cooperative che si presentano in assemblea forti delle deleghe di tutti i soci viticoltori conferitori. Premesso che tutti noi, a prescindere dalle inchieste televisive e prima ancora di esse, condividiamo con convinzione l’obiettivo di una agricoltura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente, altrettanto chiaramente diciamo che la strategia adottata dal Consorzio, frutto di scelte affrettate ed emotive, è rischiosa e controproducente. Ogni prescrizione, obbligo o divieto che sia, introdotta nel disciplinare di produzione necessita di un iter procedurale lungo e impegnativo che vede coinvolte la filiera, le Regioni, il ministero e la Commissione Ue. E altrettanto complicato sarebbe eliminare tali prescrizioni nel momento in cui si rivelassero inutili o superate. Riteniamo che questo percorso porti a una eccessiva rigidità che limita fortemente ogni ipotesi di adattamento futuro. A nostro avviso, come alternativa, sarebbe preferibile fare riferimento, in tutto o in parte, ai disciplinari di produzione integrata che vengono aggiornati annualmente dalle Regioni sulla base di linee guida nazionali. Ciò consentirebbe alla Denominazione un costante e automatico adattamento delle pratiche agronomiche e/o di difesa senza attivare la complessa procedura della modifica di disciplinare. La certificazione SQNPI potrebbe anche conferire visibilità e valore aggiunto al prodotto nell’ambito di un regime i cui costi sono noti e le procedure consolidate e garantite dal ministero. Sulla scorta delle medesime preoccupazioni, in occasione degli imminenti bandi per l’assegnazione di 1.200 ettari di nuove idoneità alla Doc, il Consorzio propone anche di legare i nuovi impianti alla realizzazione del 5% di superficie di siepi e boschette.  Tutte le organizzazioni agricole hanno manifestato contrarietà a questo approccio. Si ritiene infatti che, oltre a essere quantitativamente irrilevanti ai fini ambientali, gli impegni proposti comportano un considerevole aggravio burocratico per le successive verifiche sul mantenimento degli stessi. Di fronte a questa situazione, con una iniziativa unica nel suo genere, Coldiretti, Confagricoltura e Cia di Veneto e Fvg tutti assieme il 16 maggio hanno siglato un documento con il quale chiedono all’unanimità al Consorzio e agli assessori regionali di “fermare le macchine” per rivedere le scelte nell’ambito di una strategia più meditata e condivisa da tutta la viticoltura del Triveneto e non solo per la Doc Prosecco. Diversamente si rischierebbe di generare difformità nelle regole di coltivazione all’interno delle stesse aziende che producono diverse tipologie di prodotto. Rileviamo peraltro che le misure di “sostenibilità” proposte dal Consorzio, in termini di maggior costo di produzione, gravano interamente sul viticoltore mentre per vinificatori e imbottigliatori risultano sostanzialmente neutre. Se un impegno deve esserci, questo deve essere equamente ripartito su tutti i segmenti della filiera. Con questo non si vuole eludere il tema della sostenibilità né rimandare eventuali decisioni in un futuro indeterminato. Ma non possiamo neppure accettare soluzioni irrazionali che, vista l’importanza assunta dal Prosecco, si riverberano inevitabilmente anche sul resto del comparto. A tale riguardo sarebbe molto opportuno che anche i tanti conferitori alle cantine sociali facessero sentire la propria voce davanti agli amministratori delle loro cooperative. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/viticoltura-sostenibile-si.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=106953949 Tue, 27 Jun 2017 16:22:01 GMT