Coldiretti Friuli Venezia Giulia News - Coldiretti Friuli Venezia Giulia http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ Wed, 16 May 2012 09:37:09 GMT http://www.rssboard.org/rss-specification http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ 60 GIOVANI COLDIRETTI DEL FVG IN ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA Anche i Giovani di Coldiretti Fvg (sono circa 500 gli imprenditori under 30) parteciperanno, guidati dal delegato Marco Tonutti, giovedì 17 maggio alle 9.30 all’assemblea di Coldiretti Giovani Impresa dal titolo: “Giovani per l’Italia” che si svolgerà all’Auditorium Parco della musica di Roma. Sono oltre duemila i giovani agricoltori provenienti da tutta Italia che parteciperanno all’incontro per affermare l’importanza dei giovani per rinnovare e rilanciare il nostro Paese. Un appuntamento che per dimensioni, caratteristiche ed età dei partecipanti (tutti under 30) è un momento storico negli anni della crisi e della disoccupazione giovanile che ha raggiunto il livello record del 36%. Le conseguenze emergono chiaramente dal primo report sull’età media della classe dirigente italiana nel tempo della crisi nei diversi settori, dalla politica all’economia fino al sociale, che sarà presentata nel corso dell’assemblea. “L’Italia – spiega il delegato dei Giovani del Fvg, Marco Tonutti - non è un Paese per giovani e l’invecchiamento della classe dirigente significa la perdita di energie e di risorse fondamentali per la ripresa come dimostrano le esperienze curiose ed innovative realizzate da giovani agricoltori che hanno trasformato le paure degli italiani per i cambiamenti climatici, l’immigrazione, la salute e l’ambiente in idee imprenditoriali che saranno presentate con dimostrazioni pratiche nell’ambito di un“Open Space sull’ingegno contadino”. Insieme al presidente della Coldiretti Sergio Marini e al Delegato Coldiretti Giovani Impresa Vittorio Sangiorgio interverranno tra gli altri il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca e il ministro politiche agricole Mario Catania. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/giovani-coldiretti-del-fvg-in-assemblea-nazionale-a-roma.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34737242 Wed, 16 May 2012 09:37:09 GMT Progetto Sweethanol, incontri di Coldiretti con le imprese a Codroipo Le agroenergie sono una grande opportunità per l’ambiente e per l’autonomia energetica dei territori, riducendo le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, e rendendo energeticamente parzialmente autonome le imprese agricole. Per questo Coldiretti, che ha aderito al progetto Sweethanol, realizzato da un partenariato europeo cui partecipano Inipa e Fattorie del Sole, organizza due incontri formativi sulle tecnologie che potrebbero essere impiegate nelle aziende e gli incentivi relativi. Gli incontri si terranno, lunedì 14 maggio, il primo alle 10 ed il secondo alle 14.30 nella sala convegni del Cefap a Codroipo. vicolo Resia, 3. Il Progetto Sweethanol è finanziato con fondi europei ed ha l’obiettivo di svolgere ricerche sulla fattibilità di impianti di piccola e media dimensione per la produzione di biocarburanti, di prima generazione, che impiegano sorgo zuccherino. L’agricoltura può dare un contributo fondamentale per lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma è necessario che le aziende acquisiscano  maggiori informazioni sulle opportunità di implementazioni di queste tecnologie alle loro attività. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/progetto-sweethanol-incontri-di-coldiretti-con-le-imprese-a-codroipo.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34629526 Fri, 11 May 2012 10:12:46 GMT COLDIRETTI Ben vengano i controlli su bed and breakfast, resort e centri benessere e altre strutture che si spacciano per agriturismi senza averne i necessari requisiti. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati del blitz della Guardia di Finanza nel ponte del primo maggio contro l’abusivismo e gli esercizi che dichiarano falsamente di svolgere attivita’ di agriturismo. L’uso del termine agriturismo - sottolinea la Coldiretti - viene troppo spesso utilizzato a sproposito per indicare strutture di ristorazione ed ospitalità che non hanno nulla a che fare con le aziende agricole provocando un danno economico e di immagine al settore, che rischia di essere ingiustamente criminalizzato. Si è verificato negli ultimi anni un forte aumento della vacanza verde con il numero degli agriturismi che è praticamente raddoppiato negli ultimi dieci anni e puo’ contare – sottolinea la Coldiretti - su oltre ventimila strutture censite dall’Istat accanto alle quali è cresciuto pero’ in modo preoccupante il fenomeno dell’abusivismo e dei finti agriturismi che danneggia e fa concorrenza sleale a quelli veri. Il vademecum della Coldiretti per la scelta della vacanza verde consiglia di verificare il possesso dell'autorizzazione comunale o dei relativi permessi per l'esercizio dell'attività agrituristica ed è preferibile scegliere gli agriturismi in cui il lavoro agricolo è visibile e dove l'accoglienza sia di tipo cordiale e curata direttamente dall'imprenditore agricolo o dalla sua famiglia. Ma poiché per la maggioranza degli ospiti l'agriturismo significa soprattutto cibi genuini e buona alimentazione è determinante - sottolinea la Coldiretti - controllare il legame dell'azienda con l'attività agricola, il tipo di azienda e i prodotti coltivati direttamente ed accertare che nel menu' offerto siano indicati alimenti stagionali e tipici della zona. Vanno preferite le aziende che aderiscono a una associazione come Terranostra e che sono segnalate dalle guide (www.terranostra.it) e che presentano le garanzie di accreditamento offerte da Campagna Amica. Infine prima di partire vale sempre la pena di prendere contatto con l'imprenditore agricolo per informazioni dettagliate su cosa offre l'azienda e sui prezzi, sul modo per raggiungerla e sulla distanza da altre mete interessanti ma anche per verificare quali attività ricreative e culturali ma anche servizi (ospitalità animali) sono offerte e comprese nel prezzo. Le aziende agricole autorizzate all'esercizio dell'agriturismo sfiorano in Italia - sottolinea la Coldiretti - le 20 mila unità con 385470 posti a sedere a tavola autorizzati e 206145 posti letto. Le aziende sono relativamente più concentrate nel Nord del Paese, dove si rilevano il 45,3 per cento delle aziende mentre seguono il Centro (34,1 per cento) e il Mezzogiorno (20,6 per cento). Toscana e Alto Adige, con 4074 e 2990 aziende, si confermano i territori in cui l'agriturismo risulta storicamente più rilevante. L'attività agrituristica è significativa anche in Lombardia, Veneto, Umbria, Emilia-Romagna e Piemonte (con oltre 1.000 aziende) e in Campania, Lazio, Sardegna e Marche (con oltre 700 aziende). Più di un'azienda agrituristica su tre - conclude la Coldiretti - è a conduzione femminile. VADEMECUM PER LA VACANZA IN AGRITURISMO · verificare il possesso dell'autorizzazione comunale o dei relativi permessi per l'esercizio dell'attività agrituristica; · scegliere gli agriturismi in cui l'attività agricola è visibile e dove l'accoglienza sia di tipo cordiale e curata direttamente dall'imprenditore agricolo o dalla sua famiglia; · controllare il legame dell'azienda con l'attività agricola, il tipo di azienda e i prodotti coltivati direttamente e accertare che nel menu offerto siano indicati alimenti stagionali e tipici della zona; · prendere contatto con l'imprenditore agricolo per informazioni dettagliate su cosa offre l'azienda e sui prezzi, sul modo per raggiungerla e sulla distanza da altre mete interessanti; · preferire le aziende che aderiscono a una associazione come Terranostra o Campagna Amica che sono segnalate dalle guide (per gli amanti del computer c'è anche la possibilità di navigare in internet sul sito www.terranostra.it); · verificare quali attività ricreative e culturali ma anche servizi (ospitalità animali) sono offerte e comprese nel prezzo Fonte: Elaborazioni Coldiretti su informazioni Terranostra http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/coldiretti.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34576061 Wed, 09 May 2012 12:23:23 GMT AGROPIRATERIA Ancora un caso emblematico di falso Made in italy nel mondo: il Consorzio di tutela del radicchio Igp di Treviso denuncia che a New York è stato commercializzato del falso radicchio Igp. In barba a tutte le regole sulla tutela comunitaria del prodotto, il prodotto porta un’etichetta dove è scritto “Radicchio Treviso, grown in Holland, eat right America” ed è in vendita promozionale a 9,99 dollari in un negozio di ortofrutta. Nonostante da uno studio Coldiretti-Eurispes sia emerso come il falso Made in Italy copra oltre il 75% del mercato mondiale, sottraendo enormi possibilità di export alle nostre aziende, finora si pensava che il fenomeno fosse limitato a cibi “simbolo” (come il Parmigiano) e facilmente conservabili. Ma che addirittura la contraffazione potesse arrivare a prodotti freschi, deperibili e oltretutto meno facilmente riconoscibili dal consumatore, sembrava impossibile. E invece è successo. Segno che i prodotti agroalimentari italiani sono apprezzati in tutto il mondo e senza differenze o barriere tra le varie tipologie; ma anche che qualcuno sta lucrando su un brand che non è suo. E l’episodio assume contorni ancora più inquietanti se i concorrenti sleali non sono paesi terzi, ma membri della stessa Unione Europea. Gli studi che si sono occupati del falso Made in Italy nel mondo sono diversi: si va dal rapporto Censis del 2009 (“Il fenomeno della contraffazione nel mondo e le ricadute sul mercato italiano”), a quello di Coldiretti ed Eurispes del 2011. All’estero, oltre il 70% delle paste di grano duro sarebbero “taroccate”, l’85% degli aceti e il 54% del prosciutto crudo. A livello mondiale, le stime indicano che il giro d’affari dell’Italian sounding superi i 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009). http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/agropirateria.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34433906 Thu, 03 May 2012 08:59:43 GMT VINO Solo cinque anni fa era al ventesimo posto tra i Paesi acquirenti di vino. Oggi la Cina è diventata la quinta tra i "big spender" enologici, alla spalle di Usa, Regno Unito, Germania e Canada, con una spesa che nel 2011 ha superato il miliardo di euro (+72% in valore rispetto al 2010). Il dato emerge da uno studio condotto dall'Ismea. A beneficiare della domanda in ascesa di Pechino è per ora soprattutto la Francia, che detiene oltre la metà della quota di mercato di import vinicolo in valore, grazie ad un significativo balzo delle esportazioni (quasi raddoppiate, in termini monetari, rispetto al 2010). Alle spalle della Francia si posizionano Australia, Cile e Spagna, con quote del 15%, del 7,2% e del 6,9%. Segue a breve distanza l'Italia, che lo scorso anno ha registrato un aumento del fatturato vicino al 100%. A questi ritmi di crescita, la Cina potrebbe in breve avvicinarsi ai due principali importatori di vino, Usa e Regno Unito, che nel 2011 hanno acquistato dall'estero per prodotti vinicoli per quasi 3 miliardi e mezzo di euro ciascuno,su un valore globale delle importazioni di vini di 22,7 miliardi di euro (+10,9% rispetto al 2010). http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/vino.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34415495 Wed, 02 May 2012 12:43:28 GMT 1 MAGGIO L’arrivo di Hannibal con le alte temperature favorisce l’agriturismo dove in trecentomila hanno scelto di trascorrere almeno una notte del lungo ponte del primo maggio. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base delle prenotazioni di Terranostra (www.terranostra.it) che confermano la scelta degli italiani di preferire la gita fuori porta rispetto ai lunghi viaggi tagliati dalla crisi. Il tempo nel lungo ponte spinge i tradizionali picnic nel verde che in molti hanno programmato di trascorrere in agriturismo dove le aziende - sottolinea la Coldiretti - si sono attrezzate con l'offerta di alloggio e di pasti completi, ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione di spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all'acquisto dei prodotti aziendali di Campagna Amica. Una opportunità per gli italiani che – conclude la Coldiretti - possono contare su ben 871 parchi e aree protette che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/1-maggio.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34316222 Fri, 27 Apr 2012 12:36:24 GMT ECCO LA PRIMA PASTA TUTTA ITALIANA DAL CAMPO ALLO SCAFFALE Con la crisi arriva la prima pasta in cui l’Italia, i suoi imprenditori e il lavoro degli italiani sono protagonisti dal campo allo scaffale. L’iniziativa è della Coldiretti, di Coop Italia e di Legacoop Agroalimentare, le più grandi organizzazioni dei produttori agricoli e della distribuzione italiana, che hanno scelto il prodotto-simbolo della cucina nazionale per avviare una collaborazione senza precedenti. E’ stata presentata il 20 aprile a Roma nella sede di Coldiretti a palazzo Ruspigliosi e – spiega il direttore di Coldiretti Fvg Angelo Corstetti – “rappresenta un modello da imitare anche in Fvg per creare filiere agroalimentari dai capi allo scaffale al fine di una distribuzione più equa del valore”. Secondo Coldiretti, infatti, con la pasta tutta italiana nasce la prima esperienza di co-imprenditorialità con un accordo diretto tra consumatori e produttori che garantisce la provenienza e la tracciabilità,  accorcia la filiera e assicura una equa distribuzione del valore. Così facendo viene offerto ai consumatori  un prodotto di altissima qualità che valorizza il territorio, il grano e il lavoro degli italiani, a partire dalle aree più difficili del Paese.   Una sorta di “compromesso storico” della tavola tra soggetti a volte antagonisti lungo la filiera che nell’interesse generale hanno deciso però di mettere insieme le risorse migliori dell’Italia e degli italiani: 100 per 100 italiano è il grano, 100 per 100 italiani sono i luoghi di produzione e vendita, 100 per 100 italiani sono gli imprenditori, le più grandi organizzazioni dei produttori agricoli e della distribuzione italiana. La nuova pasta ha un enorme impatto ambientale, economico e nutrizionale. La produzione nazionale della materia prima e la sua lavorazione esclusivamente in Italia consente di salvare dall’abbandono interi territori situati in aree difficili nel sud del Paese, ma anche di garantire occupazione e reddito ad agricoltori e lavoratori in un momento di crisi. Tra gli importanti attori del progetto c’è infatti il pastificio Cerere del Consorzio Agrario Lombardo Veneto situato in provincia di Enna nel cuore della Sicilia da dove viene il grano che sarà pagato agli agricoltori ad un prezzo premiante per il produttore sulla base dell’accordo di co-imprenditorialità. L’origine del grano è un vantaggio anche per i consumatori per la maggiore qualità complessiva e il minore contenuto di aflatossine, classificate potenzialmente cancerogene, che aumentano con i lunghi trasporti nel grano importato e la conservazione in ambienti umidi, come ha confermato il nutrizionista Giorgio Calabrese.   La pasta di altissima qualità della filiera agricola italiana nasce - sottolineano Coldiretti, Coop e Legacoop Agroalimentare- dal grano coltivato nei campi degli agricoltori della Coldiretti e arriva negli scaffali degli oltre 1400 punti vendita di Coop con il marchio unico 100 % Italia:  5 formati di pasta di grano duro trafilata al bronzo, essiccazione lenta, qualità ottima, no ogm. Il primo di una linea che a regime includerà altri prodotti eccellenti della tradizione gastronomica italiana. Non è un caso che a cucinare per la prima volta la pasta sia stato scelto uno chef italianissimo, un maestro della cucina di casa nostra come Massimo Bottura. E a sancire l’inizio di una collaborazione che vede come co-protagonisti le più importanti organizzazioni dei produttori e dei consumatori italiani la presenza del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania.     “In un momento in cui il Paese sta cercando nuove strade per tornare a crescere noi offriamo una esperienza concreta nell’agroalimentare, leva competitiva che mette a sistema le straordinarie capacità imprenditoriali e le potenzialità dei nostri territori, a cominciare da quelle inespresse del mezzogiorno” afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “l’Italia costruirà il proprio futuro tornando a fare l’Italia, ovvero valorizzando al meglio quello che ha già di unico e di esclusivo, a cominciare dal cibo”.   “Noi di Coop crediamo che questo non valga soltanto come un progetto a sé e comunque si tratta di un progetto di indiscutibile valore - spiega Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia-  ma che sia anche la dimostrazione concreta di come Coop, con la sua identità di catena distributiva italiana, metta a disposizione la sua organizzazione e agisca concretamente con le organizzazioni che, con ruoli diversi, hanno comunque a cuore l’agricoltura del nostro Paese. E questo dialogo che porta a risultati concreti non può che generare significativi benefici per tutti i soggetti interessati compresi i consumatori italiani che ottengono così una pasta di ottima qualità al prezzo più giusto".  «Coop, Coldiretti e la nostra associazione di imprese lanciano un progetto di co-imprenditorialità – ha sottolineato il presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi – che porterà benefici a tutta la filiera e ai consumatori. È un fatto molto positivo che si inserisce all’interno di una strategia di cooperazione tra produttori, trasformatori e distributori che perseguiamo da tempo». Tra gli altri co-protagonisti  il CSQA, l’ente di certificazione indipendente che ha il compito di tracciare l’intera filiera e che ha guidato i tre protagonisti del progetto nel percorso di coinvolgimento che ha permesso di giungere alla definizione concordata del prezzo minimo equo da pagare agli agricoltori. Ovvero un prezzo adeguato sia per gli investimenti effettuati sia per la remunerazione del lavoro e dei mezzi di produzione. Per gestire nel tempo il progetto inoltre è attivato un Comitato di Gestione della Filiera in Coimprenditorialità a cui spetta anche la decisione sul reinvestimento degli utili al singolo agricoltore che il prezzo del grano coprirà in ogni caso i costi di produzione e al consumatore di acquistare la migliore qualità al giusto prezzo.     PASTA, VENDITE IN AUMENTO EXPORT SALE ED È BOOM IN CINA (+60%)    La pasta è presente tutti i giorni sulle tavole di dieci milioni di italiani e ritorna a essere nel pieno della crisi un prodotto di punta nella nostra alimentazione tanto che nel 2012 si è registrato un aumento nelle vendite pari al 4,7%. Lo sostiene una analisi di Coldiretti, Legacoop Agroalimentare e Coop diffusa in occasione della presentazione il 20 aprile della “prima pasta tutta italiana dal campo allo scaffale”. Gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali con circa 26 chili per persona nell’ultimo anno, una quantità che è stata tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. Nel podio dei mangiatori di pasta salgono - precisano Coldiretti, Legacoop Agroalimentare e Coop - l’Italia con i 26 chili all’anno a testa, il Venezuela con 13 chili all’anno a testa e la Tunisia con 12 chili all’anno a testa. In Italia sono consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro. L’Italia è leader anche nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1,3 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate). In altre parole è un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo è fatto in Italia. Nel corso del 2011 sono aumentate dell’8 per cento le esportazioni in valore di pasta italiana nel mondo ma un aumento record del 60 per cento si è verificato in Cina dove comunque la domanda resta contenuta. La pasta italiana è entrata nelle abitudini alimentari in tutti i continenti con 2 miliardi di valore dell’export anche se i consumatori più appassionati di pasta italiana sono i tedeschi, seguiti nell’ordine dai francesi, dagli inglesi, dagli statunitensi e dai giapponesi. La riscossa della pasta ha trainato anche le semine di grano duro in Italia che avrebbero fatto segnare nel 2012 un incremento di circa 150 mila ettari (+13% su base annua), ammontando complessivamente a 1,35 milioni di ettari, sulla base di una indagine Ismea. A livello regionale si stimano aumenti consistenti in Puglia e nelle Marche (+15 per cento circa) e in Sicilia (+20 per cento) mentre in controtendenza sarebbe invece la Basilicata dove gli ettari avrebbero subito una contrazione di circa il 10 per cento. L’italianità della pasta è considerata il vero valore aggiunto del prodotto secondo un sondaggio online condotto dal sito www.coldiretti.it. Nella scelta della pasta il 56% considera infatti fondamentale l’italianità, il 26% il formato, l’11% il prezzo più basso e solo il 7% cento la marca famosa. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/ecco-la-prima-pasta-tutta-italiana-dal-campo-allo-scaffale.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34228160 Thu, 26 Apr 2012 08:50:04 GMT IN ITALIA STRANIERI DUE PESCI SU TRE Con più di due pesci su tre consumati in Italia che provengono dall’estero è evidente il rischio che venga spacciato come Made in Italy pesce importato. E’ l’allarme lanciato da ImpresaPesca Coldiretti nel commentare il rapporto della New economics foundation (Nef) e da Ocean2012, secondo cui il 21 aprile, e' il “fish dependence day” italiano, cioe' il giorno in cui l'Italia inizia a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio abbisogno di pesce. Stando al rapporto “Fish Dependence: The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere”, l'Italia e' autosufficiente per appena il 30 per cento del pesce che consuma, a fronte del 51 per cento della media dei 27 Paesi europei. Il deficit del nostro Paese potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la metà sono rappresentati dal gasolio. Quindi nell’effettuare acquisti il consiglio di Coldiretti è di verificare sul bancone la presenza obbligatoria dell’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca, e scegliere la “zona Fao 37” se si vuole acquistare prodotto pescato del Mediterraneo. Una precauzione che purtroppo non vale al ristorante al ristorante dove invece la provenienza di quanto si porta in tavola non deve essere indicata obbligatoriamente e c’è il rischio che venga spacciato per italiano un prodotto importato. Le vongole possono anche provenire dalla Turchia, mentre i gamberetti, che rappresentano quasi la metà del pesce importato in Italia, sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, ma anche il pangasio del Mekong venduto come cernia, l’halibut atlantico al posto delle sogliole o lo squalo smeriglio venduto come pesce spada. Da qui la richiesta di Coldiretti ImpresaPesca di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine, già vigente per il prodotto che si acquista nelle pescherie o direttamente dagli imprenditori, anche ai menu della ristorazione. Una vera e propria “carta del pesce”, con l’indicazione di dove è stato pescato quanto si porta in tavola. Un modo per sostenere un patrimonio economico, sociale ed ambientale che è oggi a rischio con il solo l’aumento del prezzo del gasolio, rincarato del 25 per cento, che sta costando alle imprese di pesca duemila euro in più, mentre si fa sempre più grave la stretta creditizia delle banche. Il gasolio incide fino alla metà dei costi di produzione e l’aumento delle quotazioni fatto registrare negli ultimi dodici mesi ha aggravato una situazione resa già difficile dal contemporaneo calo dei prezzi pagati ai pescatori. La forbice tra prezzo all’origine e prezzo al consumo, ricorda Coldiretti Impresa Pesca, si è sempre più allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi. Un ulteriore fattore di crisi è poi rappresentato dal problema dal cosiddetto “credit crunch”, la stretta creditizia da parte delle banche. La quasi totalità degli istituti negli ultimi mesi ha ristretto gli affidamenti alle imprese del settore o di contro, ove possibile, ha elevato le garanzie. In questo modo si stanno limitando gli investimenti nella pesca e nell’acquacoltura e togliendo la liquidità necessaria alle stesse operazioni di ordinaria gestione commerciale. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/in-italia-stranieri-due-pesci-su-tre.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34254032 Tue, 24 Apr 2012 12:56:17 GMT EARTH DAY; COLDIRETTI, ITALIA FESTEGGIA CON +20 % BOSCHI L’Italia puo’ festeggiare l’aumento di circa 1,7 milioni di ettari delle foreste negli ultimi 20 anni pari a circa il 20 per cento, che raggiungono così oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie. E’ la notizia positiva che viene dalla Coldiretti in occasione della giornata della terra “Earth day”, sulla base dell’inventario del Corpo Forestale dello Stato. I 12 miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale (35 per cento) costituiscono - sottolinea la Coldiretti - il polmone verde dell' Italia con circa 200 alberi per ogni italiano. I boschi - precisa la Coldiretti - ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che è il principale gas ad effetto serra, e sono fondamentali nella mitigazione e nell`adattamento ai cambiamenti climatici in corso. La quantita’ di carbonio trattenuta nei tessuti, nei residui vegetali e nei suoli delle foreste, infatti, e’ pari a circa 1,2 miliardi di tonnellate di carbonio, corrispondenti a - sottolinea la Coldiretti - 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Le foreste italiane, come contenitori naturali di carbonio svolgono quindi un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell'obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto.. Peraltro - precisa la Coldiretti - con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. Esiste - continua la Coldiretti - una forte integrazione tra agricoltura e silvicoltura: il 40 per cento delle aziende agricole italiane possiede un bosco, ma negli ultimi 20 anni, a causa dei fenomeni di progressivo abbandono dell'agricoltura di montagna, il numero di queste aziende si è ridotto progressivamente e oggi, nel Paese, una superficie forestale di circa 1,5 milioni ettari, su un totale di dieci milioni di ettari, si trova senza un imprenditore che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza, anche nei confronti dei piromani. Preoccupa infatti che la crescita della superficie forestale avvenga in parte a danno dei terreni agricoli abbandonati perché viene cosi’ persa superficie produttiva a fini alimentari ma anche perché la crescita spontanea, dovuta principalmente all'abbandono delle aree rurali da parte dell'uomo, che mette a rischio la sostenibilità del territorio per frane e incendi. Occorre cogliere con piu’ attenzione - sottolinea la Coldiretti - le opportunità offerte dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali "alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale" anche attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici agricoli”. Per questo - conclude la Coldiretti - serve un accordo con le pubbliche amministrazioni che fissi, le regole per l'incentivazione e lo sviluppo dell'attività di presidio del territorio e dell'ambiente, specialmente nelle aree a rischio per incendi, frane ed alluvioni. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/earth-day-coldiretti-italia-festeggia-con-20-boschi-.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34209365 Mon, 23 Apr 2012 09:05:38 GMT DOMANI ARRIVA LA PRIMA PASTA TUTTA ITALIANA DAL CAMPO ALLO SCAFFALE Con la crisi arriva la prima pasta in cui l’Italia, i suoi imprenditori e il lavoro degli italiani sono protagonisti dal campo allo scaffale. L’iniziativa è della Coldiretti, di Coop Italia e di Legacoop Agroalimentare, le più grandi organizzazioni dei produttori agricoli e della distribuzione italiana, che hanno scelto il prodotto-simbolo della cucina nazionale per avviare una collaborazione senza precedenti. Sarà presentata domani a Roma nella sede di Coldiretti a palazzo Ruspigliosi e – spiega il direttore di Coldiretti Fvg Angelo Corstetti – “rappresenta un modello da imitare anche in Fvg per creare filiere agroalimentari dai capi allo scaffale al fine di una distribuzione più equa del valore”. Secondo Coldiretti, infatti, con la pasta tutta italiana nasce la prima esperienza di co-imprenditorialità con un accordo diretto tra consumatori e produttori che garantisce la provenienza e la tracciabilità,  accorcia la filiera e assicura una equa distribuzione del valore. Così facendo viene offerto ai consumatori  un prodotto di altissima qualità che valorizza il territorio, il grano e il lavoro degli italiani, a partire dalle aree più difficili del Paese.   Alla conferenza stampa di domani venerdì 20 aprile, alle 10 al Centro Congressi Rospigliosi a Roma in Via XXIV Maggio 43, parteciperanno il mnistro delle Politiche Agricole Mario Catania, i pesidenti di Coldiretti Sergio Marini, di Coop Italia Vincenzo Tassinari e di Legacoop Agroalimentare Giovanni Luppi. e caratteristiche qualitative e gastronomiche della pasta tutta italiana saranno presentate dal nutrizionista Giorgio Calabrese e lo chef Massimo Bottura cucinerà la pasta seguendo ricette ispirate ai piatti regionali della tradizione contadina. La presentazione è coordinata dal giornalista enogastronomico Marco Sabellico. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/domani-arriva-la-prima-pasta-tutta-italiana-dal-campo-allo-scaffale.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34111451 Thu, 19 Apr 2012 13:12:34 GMT LEGGE DELEGA FISCALE Terreni agricoli fuori dalla revisione catastale e conferma del sistema attuale di tassazione, con la non applicabilità all'agricoltura dell'Iri, la nuova imposta sul reddito di imprese. Sono le novità contenute nel disegno di legge di delega fiscale varato dal Consiglio dei Ministri. Per i fabbricati rurali, pur essendo in linea di principio inclusi nel perimetro della delega (che concerne il catasto fabbricati), non sono tuttavia previsti principi e criteri direttivi per l’esercizio della revisione. Anche i fabbricati rimarranno dunque fuori, almeno per il momento. Per quanto concerne le imposte sui redditi, le nuove misure delineate dal disegno di legge di delega fiscale per le imprese non si applicano al settore agricolo. Le imprese agricole, pertanto, continueranno a calcolare ed a corrispondere l’imposta secondo l’attuale sistema, basato sul reddito agrario derivante dal catasto. Intanto prosegue il cammino alla Camera del decreto legge sulle semplificazioni fiscali, che vede confermate le novità emerse dall’esame in Senato. Vengono esentati dall’imposta i fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei Comuni montani o parzialmente montani, mentre viene introdotta una franchigia (fino a 6.000 euro di valore) ed una riduzione d’imposta (fino a 32.000 euro di valore). Ancora, viene ridotto al 30% il pagamento dell’acconto Imu giugno 2012 per i fabbricati rurali. Questa riduzione è prevista a fini prudenziali, tenuto conto delle incertezze del gettito derivante dall’imposta, e consentirà di valutare opportunamente il gettito medesimo. Al riguardo la norma prevede espressamente che, in caso di gettito superiore alle previsioni, venga ridotta l’aliquota prima del saldo di dicembre. Il meccanismo introdotto evita pertanto la possibilità di un forte extra-gettito gravante sul settore, che era stato paventato dalla Coldiretti. “Siamo impegnati responsabilmente a far riconoscere le peculiarità del settore e le difficoltà economiche che vive l’agricoltura italiana, per questo abbiamo apprezzato molto che il Governo abbia riconosciuto, nell’ambito del disegno di legge sulle misure fiscali approvato dal Consiglio dei Ministri, tali specificità – ha commentato il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. Siamo consapevoli del periodo difficile che sta affrontando il Paese e noi rispetto a ciò non ci siamo mai tirati indietro soprattutto quando le scelte sono informate da capisaldi giusti quali sostenibilità, equità e riconoscimento delle peculiarità oggettive. Questioni sulle quali - ha concluso Marini - va dato atto al Ministro delle Politiche Agricole di essersi impegnato con coerenza e determinazione”. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/legge-delega-fiscale.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34082984 Wed, 18 Apr 2012 09:35:55 GMT VIA ALLA TRATTATIVA SULLA NUOVA DIRETTIVA ACQUE La direttiva quadro per le acque prevede che entro il 2012 sia definita una politica di tariffe per gli usi idrici finalizzata al risparmio e ad un adeguato, anche se non completo, contributo al recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei diversi settori produttivi, inclusa l’agricoltura. In considerazione del fatto che quest’ultima è la principale utilizzatrice di acqua perché da essa dipende il mantenimento degli standard produttivi della produzione agricola italiana, è evidente che tale settore è il principale destinatario delle misure che saranno adottate dall’Ue. Il Ministero delle Politiche Agricole, in previsione del negoziato che si aprirà con l’Unione, ha predisposto un documento quale posizione comune elaborata con il contributo di Coldiretti e delle altre organizzazioni del settore agricolo, definendo le varie voci di costo connesse all’uso irriguo importanti per il calcolo della percentuale di recupero dei costi. Il documento ministeriale richiama la necessità di interpretare in modo coerente le finalità e i contenuti della Direttiva 2000/60/CE che ha come obiettivo quello di garantire la tutela della risorsa idrica e non di introdurre un regime commerciale dell’acqua. Del resto, l’articolo 9 della Direttiva citata non prevede il recupero integrale dei costi dei servizi idrici, bensì introduce un elemento di riferimento per la determinazione dei costi. Il testo vigente prevede che gli Stati Membri tengano conto del principio del recupero dei costi dei servizi idrici e non già che gli stessi “recuperino” tutti i costi connessi all’uso dell’acqua. Esistono, inoltre, normative nazionali e regionali dalle quali non si può esulare. Secondo i dati citati dal Ministero (fonte Istat) il 53% delle aziende agricole irrigue si approvvigiona solo dall’irrigazione collettiva, tramite i Consorzi di Bonifica, mentre il 18% di queste presenta modalità di approvvigionamento “doppia” collettiva e tramite derivazione privata (ad es. i pozzi). La superficie attrezzata con infrastrutture per l’irrigazione consortile è di circa 208 milioni di ettari. Quella irrigata con strutture collettive è pari a circa 1.9 milioni di ettari con un apporto irrigata/attrezzata pari al 68%. Questo rapporto è molto alto nel nord ovest e nord est dell’Italia (rispettivamente 92% e 71%) e molto più basso al sud (43%) e nelle isole (40%). A tal proposito, occorre fare una distinzione tra il servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione) per usi civili e industriali e l’utilizzo dell’acqua per usi agricoli. L’agricoltura, infatti, non attinge l’acqua con le medesime modalità degli altri settori, ma attraverso servizi erogati da consorzi di bonifica che hanno natura di enti pubblici economici, oppure tramite le concessioni di derivazione di cui sono titolari le stesse imprese agricole per attingere l’acqua da fonti superficiali (ad es. i fiumi) o sotterranee ( ad es. i pozzi). Si tratta di una distinzione fondamentale, presente nella nostra legislazione, nazionale e regionale, che deve costantemente essere tenuta presente nell’ambito degli strumenti di pianificazione delle risorse idriche ed anche con riferimento all’attuazione della direttiva 2000/60/Ce che, invece, non tiene conto di questa realtà propria dell’Italia. La normativa comunitaria, infatti, fa generico riferimento al “servizio idrico”, ricomprendendovi anche l’irriguo. Il Ministero evidenzia, correttamente, che il quadro normativo italiano, invece, comporta una diversa valutazione dei sistemi di pagamento dell’acqua, fermo restando che in entrambi i casi è rispettato il principio contenuto nella direttiva, che l’uso non può essere gratuito e si deve tener conto del recupero dei costi nella fissazione di quanto gli utenti devono pagare, recupero dei costi che comunque, in agricoltura, non può mai essere totale. Nel caso specifico, infatti, le imprese agricole sono utenti di un servizio che è erogato da enti pubblici economici che non hanno scopo di lucro, non remunerano un capitale, ma riscuotono i contributi dai consorziati al solo scopo di coprire i costi di gestione in quanto le spese di manutenzione e gestione delle opere irrigue e il funzionamento degli enti sono a carico delle proprietà consorziate che ne traggono beneficio. In sostanza, il solo scopo del sistema posto in atto dai consorzi di bonifica è quello di coprire i costi di gestione calcolati in base al costo delle concessioni, per garantire l’irrigazione e il funzionamento dell’ente stesso. Nel caso del servizio idrico integrato, invece, la struttura portante è costituita da società a capitale misto o privato oltre che dagli enti locali, e si applica esclusivamente ai servizi idrici integrati, in quanto i rapporti con i gestori sono regolati dalle convenzioni che contengono, tra l’altro, i criteri e le modalità di applicazione della tariffa, che è un corrispettivo determinato tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle stesse, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo. Questo sistema, con una gestione che contempla l’utile speculativo del soggetto gestore e l’adozione di modelli organizzativi e funzionali propri del settore integrato, non è mai previsto per l’uso agricolo (mentre sono menzionati altri usi produttivi come quelli industriali e commerciali). In conclusione, anche per gli usi agricoli, in Italia, è rispettato pienamente il principio comunitario del pagamento dell’acqua e del recupero dei costi, con la fondamentale differenza che non si tratta di una tariffa che remunera anche il capitale, ma di un “contributo” di natura parafiscale. In merito alla più specifica analisi dei costi-benefici dell’uso plurimo dell’acqua, in considerazione del fatto che nella Direttiva stessa è previsto che gli Stati Membri nel recupero del costo possano tener conto delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero e delle condizioni geografiche e climatiche peculiari, non si può non sottolineare il ruolo dell’agricoltura e i benefici che essa porta alla collettività nel suo complesso, senza che ciò venga adeguatamente considerato e riconosciuto, né remunerato. Nel “recupero del costo” per remunerare l’acqua utilizzata in agricoltura, occorre andare a quantificare anche il beneficio ambientale derivante dal rimpinguamento della falda dovuta alla reimmissione totale dell’acqua prelevata nel territorio, la difesa della subsidenza, il mantenimento della biodiversità (sopravvivenza di flora e fauna selvatica che traggono sostentamento dai campi), la riduzione del rischio idrogeologico con gli interventi quotidiani di pulizia, mantenimento delle fasce ripariali e presidio del sistema irriguo, manutenzione delle opere, dei fossi e delle rogge, tutti interventi di cui si fa carico l’agricoltore. Pertanto, il fatto che in agricoltura non esiste un recupero totale dei costi relativi all’uso delle risorsa idrica è ampiamente compensato dal beneficio sociale derivante dal fatto di garantire l’approvvigionamento di risorse alimentari senza dipendere dalle importazioni, dalla tutela, mantenimento e valorizzazione naturalistica del territorio salvaguardando l’ambiente dal degrado dovuto all’abbandono delle attività e ancora dal beneficio economico dovuto all’occupazione lavorativa nel settore e all’indotto creato dal comparto agricolo . Secondo Coldiretti, il problema della tariffazione per gli usi agricoli delle risorse idriche è, quindi, molto complesso da affrontare, una sorta di “quadratura del cerchio”, in quanto se da un lato occorre garantire una gestione efficace delle risorse idriche dal punto di vista economico e quantitativo, dall’altro lato non si può ignorare che un aumento delle tariffe comporterebbe di conseguenza un aumento dei costi di produzione sulle imprese agricole che non sempre può essere compensato da un aumento dei prezzi degli alimenti visto che il prezzo dei prodotti agricoli non è determinato dal produttore, ma dagli altri soggetti della filiera. L’incidenza negativa di un aumento delle tariffe idriche in agricoltura e di una contrazione della disponibilità di acqua per usi agricoli potrebbe essere, quindi, quella di determinare un’ulteriore abbandono dell’attività in campagna con conseguenze disastrose sul piano dell’autosufficienza alimentare del nostro Paese e dell’export, perché ciò metterebbe a rischio il patrimonio enogastronomico del Made in Italy. Senza dimenticare l’impatto sul piano ambientale, visto che l’agricoltura contribuisce in modo determinante alla tutela degli ecosistemi. Una soluzione possibile potrebbe essere quella di migliorare l’efficienza d’impiego delle risorse idriche in agricoltura creando una sinergia, a livello territoriale, tra l’attuazione delle misure previste dai Piani di Sviluppo Rurale e le azioni contenute nella direttiva acque sostenendo con adeguati regimi di aiuto ed indennizzi le imprese agricole in questo processo di razionalizzazione dell’uso delle acqua anche rispetto al problema del recupero dei costi dei servizi idrici. In sostanza, il rapporto tra acqua ed agricoltura é molto più complesso di quanto avviene per altri settori produttivi, in quanto le risorse idriche sono fattore indispensabile per garantire una produzione di alimenti sul mercato comunitario adeguata in termini di quantità e di qualità. L’agricoltura, infatti, per produrre alimenti sicuri aventi elevati standard qualitativi ha necessità di poter contare su acqua pulita e comunque su quantitativi che non è possibile ridurre oltre un certo limite, se non si vuole pregiudicare gli obiettivi di produzione comunitari ed esporre l’Ue ad un aumento di importazioni di prodotti agricoli dai paesi extra-europei. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/via-alla-trattativa-sulla-nuova-direttiva-acque.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34072344 Tue, 17 Apr 2012 17:50:42 GMT TORNANO IN PIAZZA I BIANCHI Tornano in piazza i bianchi, intesi come asparagi del Fvg in abbinamento ai vini bianchi del Fvg e a Trieste, anche con l’olio d’oliva. Organizzato dall’associazione per la valorizzazione dell’asparago bianco del Fvg con il sostegno e il patrocinio della Provincie di Udine e di Pordenone, con la collaborazione della Regione attraverso il marchio Tipicamente friulano, dell’Ersa e del Ciase, oltre che dell’associazione delle Pro Loco e dei sommelier del Fvg, Bianchi in piazza 2012 prevede 4 giornate in date diverse nelle città capoluogo di provincia a partire dalle 10.30. Gorizia. Sarà Gorizia a rompere il ghiaccio sabato 21 e domenica 22 aprile nei giardini pubblici di corso Verdi. Pordenone. La capitale della Destra Tagliamento ha previsto di presentare i Bianchi in piazza sabato 28 e domenica 29 aprile in piazza XX Settembre. Udine. Nella capitale del Friuli i bianchi saranno in piazza Matteotti sabato 5 e domenica 6 maggio. Trieste. Bianco, bianchi & Bianchera andrà in scena a Trieste in piazza Goldoni sabato 12 e domenica 13 maggio. Ogni manifestazione gode del patrocinio della locale amministrazione locale e delle Bcc. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/tornano-in-piazza-i-bianchi.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34067454 Tue, 17 Apr 2012 17:32:43 GMT RIFORMA LAVORO  “Bene il mantenimento dello strumento dei voucher e l’esclusione dei contratti agricoli dai costi aggiuntivi dell'1,4% sul lavoro a tempo determinato, ma ora servono anche provvedimenti per rilanciare l’occupazione”. E’ la posizione portata da Coldiretti sul tavolo della commissione Lavoro del Senato, nel corso dell’audizione sulla riforma del mercato del lavoro. L’ultima versione del testo, quella approdata in Senato, ha recepito due richieste avanzate dall’organizzazione agricola. Innanzitutto e’ stato confermato lo strumento dei voucher, che, del resto, sarebbe stato assurdo mettere in discussione. Questo meccanismo ha portato risultati estremamente positivi, contrastando il fenomeno del lavoro nero e dando la possibilità a studenti, casalinghe e anziani di integrare il proprio reddito in piena trasparenza. Oltre a ciò, l’ultima versione della riforma ha escluso i contratti agricoli dai costi aggiuntivi dell'1,4% sul lavoro a tempo determinato. L’83 per cento dei lavoratori in agricoltura e’ assunto a tempo determinato, come del resto riconosciuto dallo stesso decreto 368/2001. Perché la riforma dia i risultati attesi servono però ulteriori provvedimenti. “Al momento mancano idee per rilanciare l’occupazione – sottolinea Coldiretti -, a partire dalle misure su formazione e apprendistato. Ma serve anche ragionare attentamente sul discorso degli ammortizzatori sociali, visto che le ultime crisi nell’agroalimentare sono state fronteggiate con strumenti, come la cassa integrazione in deroga, che ora si vorrebbero cancellare”. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/riforma-lavoro.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=34071682 Tue, 17 Apr 2012 17:32:05 GMT MALTEMPO La neve sopra i mille metri e la pioggia in pianura sono importanti per ristabilire le scorte idriche e combattere la grave siccità nelle campagne e in città che rischia di far rimanere presto l’Italia a secco, dopo un mese di marzo con precipitazioni dimezzate (-52 per cento) e punte del 70 per cento in meno al nord. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’ondata di maltempo, con pioggia e neve, che stanno interessando la penisola. Le precipitazioni stanno interessando proprio gran parte delle regioni, come la Toscana e il Veneto, che hanno dichiarato lo stato di emergenza per la siccità - sottolinea la Coldiretti – anche se la situazione è grave in tutto il centro nord. La pioggia per essere utile deve però - sottolinea la Coldiretti - cadere in modo costante, leggero e durare come previsto per i prossimi giorni mentre i forti temporali soprattutto se accompagnati da grandine provocano gravi danni alle colture primaverili con i terreni che non riescono ad assorbire l'acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento. A preoccupare - conclude la Coldiretti - è anche il rischio di gelate tardive che provocano danni ai vigneti, ortaggi e alle piante da frutto che si trovano nella fase critica di fine fioritura. http://www.friuliveneziagiulia.coldiretti.it/maltempo.aspx?KeyPub=10037301|CD_FVG_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=33957033 Thu, 12 Apr 2012 15:59:42 GMT